Ora tocca a voi sgonfiare il pallone

La bolla mediatica di Salvini si sgonfierà ma ciò avverrà tanto più rapidamente solo se M5s e Pd faranno il governo e lavoreranno bene sui temi che la alimentano, immigrazione e sicurezza

Il ridicolo nonchè vergognoso comportamento della Lega nell’apertura della crisi di governo – tanto da guadagnarsi l’appellativo di crisi più “pazza del mondo” – e l’epilogo finale con la vagonata di pesci in faccia rimediata al Senato dal proprio Presidente del Consiglio, ha palesato anche a chi non se ne fosse ancora accorto la inconsistenza dell’uomo politico Salvini, il cui successo è solo una bolla d’aria, una bolla tutta mediatica nata nel 2017 quando Salvini è stato in televisione praticamente tutti i giorni, in tutte trasmissioni politiche su tutte le principali reti nazionali. Un gigantesco megafono che nessun altro ha avuto e che ha sortito i suoi effetti. Dopo le elezioni del 2018, l’apparato social-mediatico messo insieme dal suo ufficio comunicazione, la famigerata “Bestia” (pagata da noi) e la campagna elettorale permanente ha fatto il resto. Complice un fattore storico che ha rappresentato la sua fortuna: la paura per l’immigrato. Se è vero quello che scrive il Fatto Quotidiano e cioè che nulla di quello che dice e fa Salvini è lasciato al caso, anche le cose più banali tipo quello che ha mangiato è decisa dallo staff comunicazione, c’è da riflettere. Questo fa il paio con la versione ufficiale della decisione di ritirare la fiducia, secondo la quale avrebbe deciso Salvini in solitudine. Tradotto: quest’uomo non sa decidere nulla da solo e l’unica volta che lo ha fatto ha combinato un disastro. Dopo questo clamoroso autogol il pallone gonfiato inevitabilmente si sgonfierà ma non del tutto, perderà qualche punto fisiologico. Si sgonfierà invece di molto e velocemente soltanto se Pd e M5s riusciranno a fare il nuovo governo e lavoreranno sui temi che alimentano la propaganda salviniana. Zingaretti è già partito col piede sbagliato chiedendo la testa di Conte. Sacrificare quello che al momento è il leader politico più stimato dentro e fuori l’Italia non sembra essere un gran fiuto politico ma tant’è. In questo momento non devono essere i nomi a fare da ostacolo e ognuno è sacrificabile. In questa fase è importante accordarsi sulle cose da fare, non sulle persone e su questo anche il M5s dovrebbe essere più elastico. Il segretario dem ha posto tra i suoi tre punti imprescindibili anche l’immigrazione. Buon segno ma bisognerebbe capire cos’ha in mente. Se pensa di tornare al concetto dell’accoglienza incondizionata e non gestita, al monopolio senza controlli delle cooperative, ai Cie che diventano succursali delle carceri, alla prossima tornata elettorale la Lega prenderà da sola il 50%. Poi dovrebbe anche spiegare qual è la ragione per cui non vuole il taglio dei parlamentari e risparmiare 100 milioni di euro all’anno in un Paese i cui la voracità della politica ha toccato vette vergognose. Anche il M5s in questa fase non deve impuntarsi su questioni ideologiche. Il taglio dei parlamentari sarebbe un bel successo ma non so quanto ripaghi sul piano elettorale. Ormai i costi della politica sembrano non interessare più nessuno, le priorità sono diventate altre. La revoca della concessione ai Benetton sarebbe una cosa sacrosanta dopo la ignobile gestione che ha portato al crollo del ponte Morandi ma andava fatta prima. Si è avuto un anno di tempo, ormai è tardi. Forse i tredici-quindici punti totali sono anche troppi, se ne potrebbero fissare quattro-cinque prioritari e concentrarsi su questi. Sarebbe per esempio utile concordare subito come comportarsi nel caso inchieste giudiziarie colpiscano ministri o esponenti di primo piano delle due forze politiche, aspetto sempre trascurato e che poi diventa motivo di continua fibrillazione visto il numero di inchieste che si abbatte sulla politica. Se succede al M5s si sa già come si comporta, il malcapitato tempo mezz’ora viene espulso. Se succede al Pd come si regolano? Si balbetta il solito garantismo e si va avanti per mesi a litigare?