Morto Ciro Cirillo ma sulla sua vicenda si continua a non dire la verità

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Il feretro varca l’ingresso della chiesa dei Carmelitani Scalzi a Torre del Greco in un torrido pomeriggio di luglio sotto lo sguardo di cittadini ed esponenti politici locali. Ciro Cirillo, novantasei anni, se ne va e con lui una delle pagine più buie della storia italiana. Sequestrato dalle Br nel 1981, fu liberato dopo tre mesi grazie ad una trattativa tra lo Stato (la Dc) e Raffaele Cutolo, capo della Nco (Nuova Camorra Organizzata), attraverso i Servizi Segreti, destino ben diverso da quello di Aldo Moro che fu invece abbandonato tre anni prima nelle mani dei terroristi. A tributargli l’ultimo saluto non c’erano i big del partito di allora (Ciriaco De Mita e Paolo Cirino Pomicino) nè di oggi, solo amministratori locali e gente comune. Tra i volti più noti, c’erano gli ex sindaci della città vesuviana Polese, Del Giudice, Ciavolino, c’era Aniello Formisano, ex deputato dell’IdV ed ora con Mdp-articolo1 mentre in rappresentanza del comune c’era il vicesindaco Romina Stilo con il gonfalone.

Ciro Cirillo se n’è andato ma nonostante siano ormai passati 35 anni da quei fatti, molti protagonisti non ci sono più e in mezzo una verità giudiziaria, ancora non si ha il coraggio di dire la verità all’opinione pubblica e ancora si nega l’evidenza. Lo fa Angelo Gava, figlio di Antonio, il potente ras della Dc campana e uno dei fondatori della corrente dorotea, di cui Cirillo era fedelissimo. Angelo Gava, unico presente al funerale, incalzato dalle domande dei giornalisti, risponde, un pò piccato: “E’ stato vittima del terrorismo, lasciamolo in pace, se n’è parlato un milione di volte, sono stati fatti processi, tutti assolti. Si sono fatte ottomila cause, non resta più nulla da chiarire“. E sull’intermediazione del capo della camorra: “Non diciamo fesserie, non si è chiesta l’intermediazione di Cutolo e Cutolo non è mai intervenuto, che i servizi segreti abbiano tentato tutte le vie è normale, con Moro le Brigate Rosse non hanno voluto trattare“.

Gli fa eco Paolo Cirino Pomicino che, dalle colonne di Repubblica, dice: “Ma no, ma quale trattativa! I contatti con la malavita ci furono ma solo per trovare indizi. Tutto quello che si doveva dire è stato detto e il chiacchiericcio di questi anni lascia il tempo che trova“.

Dunque sulla vicenda si continua a mentire, a mantenere quella coltre di mistero tipica della prima Repubblica. Mi viene in mente l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il famoso “picconatore”, dava picconate a tutti ma non ha mai contribuito a far luce sui tanti misteri italiani avvenuti in anni in cui lui era ai vertici dello Stato (per inciso, ai tempi del rapimento di Moro, presidente del suo partito, Cossiga era Ministro dell’Interno). Lo stesso Cirillo, in vita, ha sempre negato la trattativa, salvo poi annunciarla – nel corso di un’intervista a Repubblica agli inizi nel 2001 – in un memoriale che sarebbe stato svelato dopo la sua morte ma di cui poco dopo ne smentì lui stesso l’esistenza. Forse però una verità, l’unica, la disse in quella intervista: “Dopo la mia morte, si vedrà. Ora non voglio farmi sparare – a ottant’anni, poi! – per le cose che dico e che so di quel che è accaduto dentro e intorno al mio sequestro, dopo la mia liberazione“.

Il chiacchiericcio di questi anni, come lo chiama Cirino Pomicino, è in realtà una verità accertata sia dai tribunali che dalla commissione parlamentare antimafia. Lo ricorda direttamente Carlo Alemi, il magistrato napoletano che si è occupato del caso e che per questo è stato pesantemente attaccato dalla Dc. In un’intervista all’Espresso nel 2016, in risposta alle affermazioni dello stesso Cirillo che escludeva la trattativa, il giudice disse: “Mi sembra incredibile che il dottor Cirillo abbia fatto quelle affermazioni, le conclusioni della mia istruttoria, secondo cui c’era stata una trattativa con le Br e la Nco, da parte dei massimi esponenti dei Servizi e del Ministero, oltre che di esponenti politici Dc, sono state pienamente confermate oltre che dalla sentenza di appello – confermata in Cassazione – anche dalle due commissioni di inchiesta parlamentare che hanno indagato sulla vicenda“. E, in un’altra intervista rilasciata a Repubblica nel giorno del funerale, il 31 luglio: “Tutto chiaro per me, lo Stato trattò con la camorra e non ci sono dubbi sul fatto che sia intervenuta la camorra“. Negli atti della commissione parlamentare antimafia del 1993, presieduta da Luciano Violante, si legge: “A questo esito (la liberazione di Cirillo, ndr) non si giunge dopo un’efficace opera di intelligence, né dopo una brillante azione di polizia. Vi si giunge dopo trattative condotte da funzionari dello Stato e uomini politici con camorristi e brigatisti. La negoziazione, decisamente smentita nei primi tempi, è oggi riconosciuta senza infingimenti. Il prefetto Parisi e il generale Mei, che allora dirigevano i servizi di sicurezza, hanno esplicitamente riconosciuto, così come ha fatto anche l’onorevole Vincenzo Scotti, che qualcuno trattò con Cutolo e con le BR“. Alle stesse conclusioni era in realtà già arrivato nel 1984 il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza, presieduto dal senatore Libero Gualtieri, secondo cui la trattativa “sarebbe stata condotta da elementi del SISMI, con gravi deviazioni dai compiti istituzionali“.

Sono gli stessi atti della commissione antimafia a smentire poi sia Angelo Gava che Cirino Pomicino quando dicono un’altra non verità e cioè che Moro non fu liberato perché nel suo caso le Br non vollero trattare.  Nel documento firmato da Violante si legge che: “Tre anni prima, durante il tragico sequestro dell’onorevole Moro, il mondo politico e lo stesso partito dello statista avevano respinto qualsiasi ipotesi di trattativa con i terroristi“.

Restano allora senza risposta tutti gli interrogativi che l’opinione pubblica si è posta in questi anni, quelli che Pomicino derubrica a chiacchiericcio: Perché lo Stato non ha voluto trattare per Moro e lo ha invece fatto per Cirillo rivolgendosi nientemeno che alla camorra? Chi la pagato il riscatto di 1,5 miliardi? Quale è stata la reale contropartita a Cutolo visto che all’apparenza non ha avuto benefici?

Chi potrà mai rispondere a queste domande? Gava è morto, Cirillo è morto, possiamo sperare solo in Cutolo o nel suo fedelissimo ex braccio destro Pasquale Scotti, arrestato dopo 31 anni di latitanza e da un anno diventato collaboratore di giustizia.

Augusto Minzolini, quelle immagini fanno rabbia

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Più di ogni altra cosa restano impresse quelle immagini. Baci, abbracci, pacche sulle spalle, gesti di vittoria, risate gioiose e lui, il senatore ed ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini, al centro, che si diverte e se la gode come un bambino che ha segnato il goal della vittoria. Ma cosa è successo per cotanto festeggiamento? E’ successo che Senatori di questa Repubblica hanno salvato Augusto Minzolini dalla decadenza, in quanto, condannato dalla Cassazione in via definitiva a 2 anni e 6 mesi di reclusione per peculato, doveva appunto decadere da senatore per effetto della legge Severino, così come del resto accaduto per Silvio Berlusconi. E invece la maggioranza dell’aula ha votato contro. E quando il tabellone ne ha certificato la vittoria, i senatori di Forza Italia sono corsi dal “compagno” di partito per festeggiare il risultato. La degenerazione di una classe politica sta tutta lì. Ora, poiché bisognerebbe ricordarsi quelle facce quando parlano di legalità in tv o sui giornali e, soprattutto, bisognerebbe ricordarsene quando si tornerà a votare (se, naturalmente, ci saranno le preferenze), vediamo in dettaglio chi lo ha salvato. A parte Forza Italia che, era scontato, ha votato compatta contro la decadenza, hanno votato contro anche 19 senatori del Pd e  alcuni della Lega, mentre altri 24 erano assenti (il non voto equivale a voto contrario).

Del Pd hanno votato contro 19 senatori, tra questi: l’ex ministro Stefania Giannini, la vice presidente del senato Rosa Maria Di Giorgi, Alessandro Maran, membro di diverse commissioni, l’ex tesoriere Ugo Sposetti, il giornalista ex vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. D’altronde il capogruppo Luigi Zanda aveva lasciato libertà di coscienza e l’hanno preso subito alla lettera. Eppure nel novembre 2013, in occasione del voto per la decadenza di Berlusconi, Zanda aveva assunto una posizione diversa: “il voto a favore della decadenza – aveva detto – non è una scelta politica ma un nostro dovere nei confronti della legalità”.

Ma i due nomi che fanno più scalpore sono quelli della giornalista anticamorra Rosaria Capacchione e del giuslavorista Pietro Ichino. Entrambi hanno spiegato le ragioni del loro voto contrario alla decadenza. Al di là di esse, condivisibili o meno (quelle di Capacchione sembrano per la verità un pò forzate), pesa sulla loro scelta la critica che anziché applicare la legge, che fa scattare appunto la decadenza in caso di condanna superiore a due anni, si sono lanciati in un’interpretazione personale della  stessa, una sorta di quarto grado di giudizio, arrogandosi un diritto che non hanno. La funzione e il ruolo delle Camere li ricorda il costituzionalista, ex Presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, che in un’intervista al Sole 24 Ore dice: “Questa (la Costituzione, ndr) infatti non dà alle Camere il potere di decidere liberamente, in base ad apprezzamenti discrezionali o politici, se dichiarare o meno l’esistenza di una causa sopravvenuta di ineleggibilità, e quindi di dichiarare o meno la decadenza del condannato, ma solo il potere-dovere di “giudicare”, sulla base della legge, se la causa di decadenza contestata sussista o non sussista”. E, ancora: “la delibera è contra legem: se il Parlamento ritenesse che una legge non debba essere applicata perché inopportuna, la dovrebbe modificare (sopprimendo così per tutti la causa di ineleggibilità e di decadenza), e non violarla nel caso concreto (e in modo discriminatorio)”.

Poi ci sono gli assenti in missione, quindi giustificati, che equivalgono a voto contro. Tra questi, molti nomi eccellenti: quattro ministri, Anna Finocchiaro, Marco Minniti, Roberta Pinotti e Valeria Fedeli,  il vice presidente della commissione Affari Costituzionali nonché funzionario di Polizia in aspettativa Claudio Fazzone, Linda Lanzillotta, l’ex presidente del consiglio Mario Monti, l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il vice ministro delle infrastrutture Riccardo Nencini, la pentastellata Paola Nugnes, il vice ministro Andrea Olivero, la scienziata Elena Cattaneo, l’archistar Renzo Piano. A questi si aggiungono gli assenti senza giusta causa: Vannino Chiti, Stefano Esposito, Miguel Gotor (ora MDP), Nicola Latorre

Ma hanno votato contro la decadenza anche i senatori della Lega, che in tv si riempiono la bocca parlando di legalità: Roberto Calderoli, il capogruppo Gian Marco Centinaio, il vice Stefano Candiani (il partito di Salvini aveva votato contro la decadenza anche dell’ex Cavaliere). E i soliti dinosauri della politica: Pier Ferdinando Casini, Altero Matteoli, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, l’ex ministro della difesa ed ex Scelta Civica Mario Mauro (nel 2013 il suo partito aveva votato compatto per la decadenza di Berlusconi), Gaetano Quagliariello, cosiddetto “saggio”.

Tra i nomi eccellenti che hanno invece votato a favore della decadenza: Sandro Bondi (che aveva votato contro la decadenza di Berlusconi), il solito Felice Casson, l’ex ministro Josefa Idem, il giornalista Corradino Mineo, la senatrice del Pd Laura Puppato.

Infine, vanno ricordati un paio di astensioni di rilevo: l’ormai ex giornalista Sergio Zavoli, alla quarta legislatura, e Karl Zeller di Svp-gruppo per le autonomie, che aveva votato a favore della decadenza del Caimano.

Gli smemorati

imagesMatteo Renzi – abbiamo scoperto – ha una voglia matta di elezioni. Ora, a parte la mancanza di stile e rispetto nei confronti del premier da lui stesso indicato Paolo Gentiloni, è curioso questo improvviso desiderio di votazioni per uno che, giovanissimo, con tutta una vita davanti e con le quotazioni in estrema ascesa, scippò il governo al suo collega di partito Enrico Letta (il famoso “stai sereno”) e che, non essendo eletto, aveva avuto anche la pretesa di cambiare la costituzione. Dice poi che “l’unica cosa da fare è evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo”. Sarebbe ingiusto nei confronti dei cittadini? E i tre anni in cui ha bloccato il parlamento per una riforma costituzionale che non serviva a nessuno (tranne lui) e che nessuno aveva chiesto (le attese dei cittadini erano ben altre)? Non è stata questa una gravissima mancanza di rispetto per i cittadini? In tre anni avrebbero potuto fare, ad esempio, la riforma della prescrizione e della giustizia, di cui se ne ha bisogno quasi come il pane. Per non parlare poi delle altre mancate riforme: l’Italiacum, spacciata come la migliore legge elettorale al mondo e subito rinnegata, parzialmente bocciata dalla Corte Costituzionale, forse l’unico caso di legge elettorale cancellata senza essere mai stata utilizzata; la riforma della pubblica amministrazione, bloccata dal Consiglio di Stato; la cd “Buona Scuola”, che ha scontentato tutti; l’abolizione dell’art.18; il Jobs act, i cui risultati sono molto controversi. In compenso il governo Renzi ha però riformato le ferie dei magistrati, una misura davvero fondamentale, soprattutto per la giustizia. Tutto tempo sprecato, chi ripaga i cittadini?

Dal canto suo Giorgio Napolitano va raccontando che “nei Paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno”. Ma dov’era lui quando Renzi perpetrava lo scippo di cui sopra? Non si ricorda una sua parola. Il governo Letta, per quanto nato in modo rocambolesco e certamente debole in partenza, non aveva anch’esso diritto di arrivare a fine legislatura? Quanto poi al paese civile, se questo paese non lo è, qualche domanda dovrebbe porsela, visto che è stato al vertice delle istituzioni per 60 anni. Se avesse permesso la nomina di Nicola Gratteri a ministro della giustizia, sebbene non ci fosse nulla che lo vietava, oggi forse questo paese sarebbe un grammo più civile (mentre non ha fatto una piega quando Giovanni Legnini è passato dal parlamento direttamente alla vicepresidenza del CSM).

Poi c’è Sergio Mattarella. Il Presidente della Repubblica oggi chiede che la legge elettorale sia uniforme tra le due camere. Ma dov’era quando ha messo la firma sotto l’Italicum, legge elettorale che valeva solo per una camera? Lui, parlamentare di lungo corso nonchè giudice costituzionale, non si è accorto che promulgare una legge che valeva solo per un ramo del parlamento prima che la riforma costituzionale venisse approvata era quanto meno un azzardo? Non si è posto il dubbio che ci poteva essere anche la minima possibilità che la (contro)riforma costituzionale venisse bocciata al referendum (come poi è successo) e quindi quella legge elettorale sarebbe stata inutilizzabile? Proprio lui che, ironia della sorte, è stato tra i giudici costituzionali che hanno bocciato la precedente legge elettorale, il Porcellum, a causa dell’eccessivo premio di maggioranza (!) e delle liste bloccate? E che è stato padre della legge elettorale in vigore dal 1994 al 2005, il Mattarellum appunto? Ma ci si aspettava battesse un colpo anche sulla stessa riforma costituzionale, che tutti riconoscono avere più di una similitudine con quella del 2005 del governo Berlusconi. Proprio quell’anno, un deputato all’opposizione fece alla Camera un discorso molto duro contro quella riforma che si stava approvando: “Oggi, voi del governo e della maggioranza state facendo la “vostra” Costituzione. L’avete preparata e la volete approvare voi, da soli, pensando soltanto alle vostre esigenze, alle vostre opinioni e ai rapporti interni alla vostra maggioranza. Siete andati avanti, con questa dissennata riforma, al contrario rispetto all’esempio della Costituente, soltanto per non far cadere il governo. Questa modifica è fatta male e lo sapete anche voi. Sapete anche voi che è fatta male, ma state barattando la Costituzione vigente del 1948 con qualche mese in più di vita per il governo Berlusconi. Ancora una volta, in questa occasione emerge la concezione che è propria di questo governo e di questa maggioranza, secondo la quale chi vince le elezioni possiede le istituzioni, ne è il proprietario. Questo è un errore”. Quel deputato si chiamava Sergio Mattarella.

P.s. Mentre Napolitano parla di scadenze di legislatura come fosse ancora il Capo dello Stato, dov’è finito l’impegno che aveva preso con le madri della Terra dei Fuochi? I bambini di quelle terre continuano a morire di CANCRO. Una roba che fa accapponare la pelle e venire la voglia di scappare per sempre da questo paese.

Autismo e vaccini, è lecito sospettare. Ecco perchè

Ivaccini-2l Presidente della Repubblica ha recentemente preso posizione sui vaccini, definendo “sconsiderati chi li critica” e la necessità di “contrastare decisamente chi li mette in discussione”. E’ curioso che un presidente che parla poco, anche quando dovrebbe gridare, prenda poi posizione su un argomento che esula dal suo ruolo istituzionale. Non dovrebbe chiudere gli occhi davanti ai tanti segnali che fanno quantomeno sospettare. Chi da tempo analizza i vaccini osserva che sono pieni di metalli pesanti e tutti sanno che i metalli pesanti nel corpo umano non sono proprio un toccasana. Stefano Montanari, Direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, da anni li analizza in laboratorio, rilevando all’interno metalli come piombo, cromo, nichel, tungsteno. E non è un’opinione, è una misurazione in laboratorio, quindi un dato oggettivo. Il vaccino Infanrix Hexa prodotto dalla GSK (GlaxoSmithKline), meglio conosciuto come esavalente, ha per esempio una certa dose di mercurio, metallo senza ombra di dubbio dannoso per la salute. Nonostante il tentativo degli organismi istituzionali di smontare ogni tesi critica, i segnali esistono da tempo.  Già nel 2000 scienziati e rappresentanti degli organismi internazionali (OMS) e delle case farmaceutiche si sono riuniti per discutere degli aumenti dei casi di bambini con disturbi neurocomportamentali, attribuendoli in alcuni casi alle vaccinazioni.  Nel 2012, Roberto Gava, Direttore del Servizio di Cardiologia del Poliambulatorio dell’Ospedale di Castelfranco Veneto ed esperto in materia con numerose pubblicazioni e docenze, partendo dal caso del ritiro dal mercato del vaccino esavalente per contaminazione da parte di un batterio esterno, oltre a constatare che lo stesso veniva ritirato in molti paesi europei tranne l’Italia, faceva alcune considerazioni sulla sicurezza e utilità dei vaccini. “Il sistema immunitario di un bambino di pochi mesi è totalmente immaturo e quindi facilmente squilibrabile” – scriveva Gava. E ancora: “Molti neonati presentano una immaturità particolare del loro sistema immunitario che dura fino a 12-18 mesi e che viene chiamata ipogammaglobulinemia transitoria: se in questo periodo il bambino viene vaccinato, corre un elevato rischio di subire danni da vaccino” e “con le conoscenze di immunologia di cui disponiamo oggi, pensare che la somministrazione di queste sostanze a neonati di 2-3 mesi di vita sia totalmente innocua …. è veramente da “sciocchi”!“. E’ invece solo dell’anno scorso un rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali che illustra in maniera plastica come ci siano stati 6273 casi di effetti collaterali da “vaccini” nella fascia d’eta tra 1 e 23 mesi, di cui un terzo (32%) considerati gravi. Insomma, il problema dei vaccini è che provocano nel corpo dei piccoli, che non hanno ancora un sistema immunitario maturo, stati infiammatori che possono colpire le cellule celebrali e scatenare anche situazioni preesistenti. Un’altra causa di insorgenza potrebbe essere la combinazione tra vaccinazione e anti-infiammatori somministrati per esempio all’insorgere della febbre post vaccinazione. Lo ha detto recentemente il premio Nobel Luc Montagnier, medico e virologo francese, scopritore del virus del’HIV. Poi ci sono le sentenze, tra le più recenti e significative la sentenza di Milano – che ha condannato il ministero a un risarcimento a vita ad un bambino cui era stato riconosciuto il nesso causa effetto tra il suo autismo e il vaccino esavalente Infanrix Hexa  -, la sentenza di Modena – che ha condannato il ministero ad un altro risarcimento per danni causati dall’Infanrix – e la sentenza recente del Tar Sicilia – con la terza condanna per il ministero in pochi anni –  dove invece sul banco degli imputati c’era il vaccino tetravalente. E’ vero, ci sono anche le pronunce avverse, come la sentenza di Trani e quella della Cassazione ma i sospetti aumentano sempre più. Per esempio perché avverso la sentenza di Milano il ministero non ha fatto appello, rendendola così definitiva? A sostenere la necessità di chiarezza sui vaccini è anche il Codacons, che ha ingaggiato una battaglia legale con l’Istituto Superiore di Sanità, attraverso un ricorso al Tar e un esposto in Procura contro il presidente dell’ISS Walter Ricciardi. Il primo, per denunciare il regime meno rigoroso per i vaccini rispetto a quello cui sono sottoposti gli altri farmaci prima di essere immessi sul mercato. Il secondo contro le dichiarazioni di Ricciardi, che ha parlato di “centinaia di casi di morbillo, con rischi di complicanze gravi e di morte in 1 caso su 10mila”, dichiarazioni che, secondo il Codacons, configurano il reato di procurato allarme.

 

 

Vaccino esavalente, se anche la casa produttrice riconosce un nesso con l’autismo

Quando si parla di autismo e vaccini, le istituzioni sanitarie si inalberano e liquidano la questione come una bufala. Nessuno spiega però perché è in uso un vaccino la cui sperimentazione stessa ha mostrato casi di autismo, più o meno gravi. E quale migliore prova se a metterlo nero su bianco è proprio l’azienda produttrice? Parliamo dell’esavalente Infanrix Hexa Sk – quello usato dalle ASL italiane per vaccinare tutti i bambini e commercializzato e per vaccinare i bambini di 92 Paesi  il cui produttore GlaxoSmithKline (GSK) ha accertato casi di correlazione con i disturbi dello spettro autisticoIn un documento riservato del 2011, classificato confidenziale, la GSK mostra gli effetti avversi e le reazioni gravi emerse dall’inizio della sperimentazione. Il lungo elenco inizia a pagina 591 e a pagina 626 si legge di 22 casi, tra i quali 1 caso di autismo non grave, 5 casi di autismo grave, 2 casi di disturbo cognitivo non grave, 2 casi di disturbo dell’attenzione non grave, 1 caso di disturbo della memoria non grave, 7 casi di disturbo mentale non grave, 5 casi di ritardo mentale non grave. La cosa gravissima è che questi affetti avversi sono stati riscontrati ma “unlisted” come riporta il documento stesso, cioè  omessi dall’elenco degli effetti avversi sottoposto alle autorità sanitarie per ottenere l’autorizzazione al commercioE’ stato probabilmente anche grazie a questo documento che il Tribunale di Milano, con una sentenza del settembre 2014, ha condannato il Ministero della Salute ad un risarcimento a vita alla famiglia di un bambino di 9 anni, riconoscendo il nesso di causalità tra l’autismo di cui il bimbo è affetto e i vaccini somministrati. L’aspetto sorprendente è che il Ministero non ha fatto ricorso in appello, rendendo in questo modo la sentenza definitiva. Nessuna presa di posizione, neanche una spiegazione, né dall’azienda né tanto meno dalle istituzioni, Ministero ed AIFA, che autorizzano la messa in commercio. Sul portale vaccinarsi.org, portale della SITI (Società Italiana di Igiene) patrocinato da Ministero e ISS, si legge un laconico <<per quanto riguarda i presunti dati “nascosti” della Ditta produttrice del vaccino, ovviamente non sono a noi accessibili>>. Se fosse così, se cioè gli Enti che devono autorizzare non avessero accesso a tutti i dati delle sperimentazioni, sarebbe molto grave. E intanto, mentre le istituzioni tacciono, il Codacons ha avviato un’importante iniziativa a tutela delle famiglie, una class action contro il Ministero della salute per le “centinaia di segnalazioni di danni a seguito della somministrazione di vaccini che stanno pervenendo”. Codacons precisa che le segnalazioni “andranno ora verificate in modo scrupoloso e attraverso medici competenti, e nei casi di possibili legami tra vaccinazione e malattie, confluiranno in una class action contro il Ministero della salute, considerate le numerose sentenze favorevoli già ottenute in Italia a tutela di soggetti danneggiati da vaccino, i quali hanno ottenuto risarcimenti dallo Stato“.

Firma la petizione che chiede a Ministero e all’Autorità garante concorrenza e mercato di fare chiarezza sul vaccino esavalente Infanrix Hexa

Perchè un blog

Da sempre appassionato di scrittura, ho iniziato a circa 20 anni a collaborare con giornali e televisioni locali. Sono giornalista pubblicista dal 2007 (tessera n. 124036) e, nel tempo libero (faccio altro per campare), collaboro ancora con qualche giornale. Il blog mi da però la possibilità di scrivere quello che voglio, quello che più mi piace, di approfondire temi che per argomento o lunghezza non trovano spazio sui giornali, con anche quella libertà in più. Insomma un’informazione a modo mio, principalmente sotto forma di editoriali, che cercherà però, pur con maggior libertà di dire quello che penso, di mantenere la sua funzione principale: informare con obiettività e argomentazioni.