Il Capitombolo

Delirante e inaspettata la decisione di Salvini di mettere fine al governo. Ma, per certi aspetti, è una manna per il M5s che con questa insperata chance può risalire la china del consenso. Incredibile la posizione di Renzi.

Chissà chi c’è dietro la decisione da psicoanalisi di interrompere l’esperienza di governo. Giancarlo Giorgetti dice che l’ha deciso Salvini da solo, difficile credergli. Se fosse così, c’è da pensare che tra una spiaggia e l’altra ha incrociato una consolle o una birra toste. Oppure ha veramente bisogno di un medico. La decisione è ancora più incomprensibile se si guardano le date. Il 5 agosto viene approvato il Decreto sicurezza bis, un successo per la Lega. Il 7 agosto il Carroccio vota con le opposizioni (a proposito di coerenza) e respinge la mozione del M5s contro il Tav, un altro successone da portare a casa dopo mesi di braccio di ferro con l’alleato di governo. Anziché capitalizzare come avrebbe fatto chiunque, il giorno dopo il cosiddetto Ministro dell’Interno si sveglia con la luna storta e stacca la spina. Scelta che definire avventata è un eufemismo. Ma ha fatto i conti senza l’oste e la penosa retromarcia di queste ore ne è una conferma. Primo, non si va a votare subito, come pensava lui con la solita approssimazione politica, e ora teme, a ragione, che il passare del tempo giochi a suo sfavore. Secondo, ha sottovalutato il rischio più che prevedibile che aprire una crisi a ferragosto significava essere mandati a quel paese (come sta già accadendo) da quella parte di elettorato che si tura il naso ma continua a sostenere questo governo perché non vede alternative e dagli elettori neo convertiti. Terzo, sta mettendo a dura prova la pazienza dei suoi parlamentari che, già in partenza per le ferie, devono tornare a lavorare. Quarto e ultimo, non ha messo in conto la reazione di Conte e delle opposizioni. Nella sua improvvisazione pensava che, togliendo la fiducia, il presidente Conte sarebbe salito al Quirinale per dimettersi e invece Conte non solo non l’ha fatto ma gli ha chiesto di andare in Parlamento a spiegare le ragioni della crisi. Ma, soprattutto, non ha previsto quell’altra decisione da psicoanalisi, quella di Renzi (e di conseguenza del Pd), di tendere una mano al M5s annunciando che ora un governo con loro si può fare (!). Nel 2018 Renzi, da non segretario, aveva fatto naufragare ogni ipotesi di accordo per un governo Pd-M5s. Non si era mai visto un partito così felice di aver perso le elezioni. Oggi dice “si fa politica per il bene comune, non per ripicca personale”. Incredibile. Se ha cambiato idea,  bene, ma lo dica chiaramente e chieda scusa. Altrimenti penseremo che è la solita dichiarazione opportunistica. L’epilogo fallimentare anche di questo governo, nonostante la formula diversa da tutti gli altri, dimostra che non c’è speranza di rinnovamento della classe politica espressa dai partiti tradizionali. Neanche un contratto di governo è servito a scongiurare non solo una durata effimera ma anche lo stillicidio di litigi quotidiani. Nel prossimo contratto si dovranno prevedere anche delle penali per chi lo fa fallire. Da un certo punto di vista però questa decisione è un’occasione per il M5s. Fino ad oggi Salvini sembrava averle azzeccate tutte e il suo consenso cresceva di giorno in giorno. il M5s era in un angolo e qualsiasi cosa faceva sbagliava. Con la pazzìa leghista il mito del Capitano infallibile s’incrinerà e per i 5 stelle sarà l’occasione inaspettata per risalire la china.

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