Morto Ciro Cirillo ma sulla sua vicenda si continua a non dire la verità

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Il feretro varca l’ingresso della chiesa dei Carmelitani Scalzi a Torre del Greco in un torrido pomeriggio di luglio sotto lo sguardo di cittadini ed esponenti politici locali. Ciro Cirillo, novantasei anni, se ne va e con lui una delle pagine più buie della storia italiana. Sequestrato dalle Br nel 1981, fu liberato dopo tre mesi grazie ad una trattativa tra lo Stato (la Dc) e Raffaele Cutolo, capo della Nco (Nuova Camorra Organizzata), attraverso i Servizi Segreti, destino ben diverso da quello di Aldo Moro che fu invece abbandonato tre anni prima nelle mani dei terroristi. A tributargli l’ultimo saluto non c’erano i big del partito di allora (Ciriaco De Mita e Paolo Cirino Pomicino) nè di oggi, solo amministratori locali e gente comune. Tra i volti più noti, c’erano gli ex sindaci della città vesuviana Polese, Del Giudice, Ciavolino, c’era Aniello Formisano, ex deputato dell’IdV ed ora con Mdp-articolo1 mentre in rappresentanza del comune c’era il vicesindaco Romina Stilo con il gonfalone.

Ciro Cirillo se n’è andato ma nonostante siano ormai passati 35 anni da quei fatti, molti protagonisti non ci sono più e in mezzo una verità giudiziaria, ancora non si ha il coraggio di dire la verità all’opinione pubblica e ancora si nega l’evidenza. Lo fa Angelo Gava, figlio di Antonio, il potente ras della Dc campana e uno dei fondatori della corrente dorotea, di cui Cirillo era fedelissimo. Angelo Gava, unico presente al funerale, incalzato dalle domande dei giornalisti, risponde, un pò piccato: “E’ stato vittima del terrorismo, lasciamolo in pace, se n’è parlato un milione di volte, sono stati fatti processi, tutti assolti. Si sono fatte ottomila cause, non resta più nulla da chiarire“. E sull’intermediazione del capo della camorra: “Non diciamo fesserie, non si è chiesta l’intermediazione di Cutolo e Cutolo non è mai intervenuto, che i servizi segreti abbiano tentato tutte le vie è normale, con Moro le Brigate Rosse non hanno voluto trattare“.

Gli fa eco Paolo Cirino Pomicino che, dalle colonne di Repubblica, dice: “Ma no, ma quale trattativa! I contatti con la malavita ci furono ma solo per trovare indizi. Tutto quello che si doveva dire è stato detto e il chiacchiericcio di questi anni lascia il tempo che trova“.

Dunque sulla vicenda si continua a mentire, a mantenere quella coltre di mistero tipica della prima Repubblica. Mi viene in mente l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il famoso “picconatore”, dava picconate a tutti ma non ha mai contribuito a far luce sui tanti misteri italiani avvenuti in anni in cui lui era ai vertici dello Stato (per inciso, ai tempi del rapimento di Moro, presidente del suo partito, Cossiga era Ministro dell’Interno). Lo stesso Cirillo, in vita, ha sempre negato la trattativa, salvo poi annunciarla – nel corso di un’intervista a Repubblica agli inizi nel 2001 – in un memoriale che sarebbe stato svelato dopo la sua morte ma di cui poco dopo ne smentì lui stesso l’esistenza. Forse però una verità, l’unica, la disse in quella intervista: “Dopo la mia morte, si vedrà. Ora non voglio farmi sparare – a ottant’anni, poi! – per le cose che dico e che so di quel che è accaduto dentro e intorno al mio sequestro, dopo la mia liberazione“.

Il chiacchiericcio di questi anni, come lo chiama Cirino Pomicino, è in realtà una verità accertata sia dai tribunali che dalla commissione parlamentare antimafia. Lo ricorda direttamente Carlo Alemi, il magistrato napoletano che si è occupato del caso e che per questo è stato pesantemente attaccato dalla Dc. In un’intervista all’Espresso nel 2016, in risposta alle affermazioni dello stesso Cirillo che escludeva la trattativa, il giudice disse: “Mi sembra incredibile che il dottor Cirillo abbia fatto quelle affermazioni, le conclusioni della mia istruttoria, secondo cui c’era stata una trattativa con le Br e la Nco, da parte dei massimi esponenti dei Servizi e del Ministero, oltre che di esponenti politici Dc, sono state pienamente confermate oltre che dalla sentenza di appello – confermata in Cassazione – anche dalle due commissioni di inchiesta parlamentare che hanno indagato sulla vicenda“. E, in un’altra intervista rilasciata a Repubblica nel giorno del funerale, il 31 luglio: “Tutto chiaro per me, lo Stato trattò con la camorra e non ci sono dubbi sul fatto che sia intervenuta la camorra“. Negli atti della commissione parlamentare antimafia del 1993, presieduta da Luciano Violante, si legge: “A questo esito (la liberazione di Cirillo, ndr) non si giunge dopo un’efficace opera di intelligence, né dopo una brillante azione di polizia. Vi si giunge dopo trattative condotte da funzionari dello Stato e uomini politici con camorristi e brigatisti. La negoziazione, decisamente smentita nei primi tempi, è oggi riconosciuta senza infingimenti. Il prefetto Parisi e il generale Mei, che allora dirigevano i servizi di sicurezza, hanno esplicitamente riconosciuto, così come ha fatto anche l’onorevole Vincenzo Scotti, che qualcuno trattò con Cutolo e con le BR“. Alle stesse conclusioni era in realtà già arrivato nel 1984 il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza, presieduto dal senatore Libero Gualtieri, secondo cui la trattativa “sarebbe stata condotta da elementi del SISMI, con gravi deviazioni dai compiti istituzionali“.

Sono gli stessi atti della commissione antimafia a smentire poi sia Angelo Gava che Cirino Pomicino quando dicono un’altra non verità e cioè che Moro non fu liberato perché nel suo caso le Br non vollero trattare.  Nel documento firmato da Violante si legge che: “Tre anni prima, durante il tragico sequestro dell’onorevole Moro, il mondo politico e lo stesso partito dello statista avevano respinto qualsiasi ipotesi di trattativa con i terroristi“.

Restano allora senza risposta tutti gli interrogativi che l’opinione pubblica si è posta in questi anni, quelli che Pomicino derubrica a chiacchiericcio: Perché lo Stato non ha voluto trattare per Moro e lo ha invece fatto per Cirillo rivolgendosi nientemeno che alla camorra? Chi la pagato il riscatto di 1,5 miliardi? Quale è stata la reale contropartita a Cutolo visto che all’apparenza non ha avuto benefici?

Chi potrà mai rispondere a queste domande? Gava è morto, Cirillo è morto, possiamo sperare solo in Cutolo o nel suo fedelissimo ex braccio destro Pasquale Scotti, arrestato dopo 31 anni di latitanza e da un anno diventato collaboratore di giustizia.

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