Vaccini, composizione sospetta e prescrizioni disattese. E guai a chi ne parla

vaccini-2La puntata di Report sui vaccini ha finalmente ristabilito la verità. Pur se l’obiettivo principale non era di giudicarne la validità scientifica ma di analizzare i ritardi della farmaco-vigilanza e i soliti conflitti d’interesse tra controllori e controllati, ha dato spazio anche ad alcuni casi reali di possibili effetti avversi, spazio che nessuna trasmissione televisiva aveva finora dato. Nel servizio c’è per esempio una coraggiosa intervista ad Antonietta Gatti, scienziata, che, insieme al marito, Stefano Montanari, da qualche anno ha una posizione critica verso i vaccini. Ma la loro non è un’opinione, è una constatazione basata sulle osservazioni del contenuto di 28 vaccini fatte al microscopio elettronico. In tutti i vaccini analizzati, tranne uno – il Feligen, vaccino per i gatti – hanno osservato la presenza di corpi estranei, costituiti da particelle inquinanti. Nel loro recente libro (Vaccini Si o No, MacroEdizioni, 2015) descrivono minuziosamente quanto hanno osservato. Nel vaccino della meningite hanno trovato alluminio e tungsteno. Nell’ Anatetal, vaccino contro il tetano, hanno riscontrato alluminio, formaldeide, cloro, bario, silicio. Nel vaccino Gardasil, usato contro il papilloma virus HPV, quello di Report, sono stati trovati particelle di bismuto e di piombo. Nel  Vaxigrip, vaccino antinfluenzale, oltre alle sostanze citate, sono stati trovati anche cromo, nichel, titanio. Nell’ Infanrix Hexa, il vaccino esavalente dei bambini, un’alta percentuale di titanio e alluminio. Se c’è un legame tra questi inquinanti e l’autismo non ci sono prove ma è noto che i metalli pesanti sono pericolosi per la salute. Gli autori parlano anche di reazione strana, di negazione, da parte delle aziende produttrici, “ne parlammo con un paio di responsabili di aziende che i vaccini li producono e la reazione fu di negazione del ritrovamento, una reazione in parte ingenua e in parte cinica”. Sull’ Infanrix pesa poi quel documento riservato alla base della sentenza del Tribunale di Milano del settembre 2014 che ha condannato il Ministero della salute a risarcire a vita un bimbo di 9 anni cui è stata accertata la correlazione tra il vaccino e il suo autismo. Secondo un articolo de “La Repubblica” del 25/11/2014, il ministero non si è appellato, rendendo la sentenza definitiva. Ma anche l’EMA, l’Ente Europeo per il controllo dei farmaci, ha chiesto al produttore dell’Infanrix  alcuni chiarimenti in un documento del giugno 2015, denominato Pharmacovigilance Risk Assessment Committee (PRAC). “Il rapporto rischio-beneficio di Infanrix Hexa rimane favorevole” si legge alle pagine 31-32 del rapporto, ma il produttore “dovrebbe presentare all’EMA, entro 60 giorni, una discussione dettagliata sulla crescita recentemente osservata, soprattutto in Repubblica Ceca, dei casi di regressione dello sviluppo psicomotorio. Inoltre dovrebbe discutere se esiste un potenziale meccanismo biologico per un’associazione tra la regressione dello sviluppo psicomotorio e la vaccinazione Infanrix Hexa.  Inoltre, nel prossimo PSUR, dovrebbe fornire alcuni chiarimenti riguardanti eventi riportati di iperpiressia, estesi gonfiori agli arti (ELS), encefalopatia, autismo, malattia di Kawasaki, e l’ apparente evento di rischio per la salute (ALTE)”. Il problema è che dal giugno 2015 i sessanta giorni sono abbondantemente passati e non risulta ci siano stati questi chiarimenti. Il resto verrà chiarito (si spera) nel prossimo PSUR, cioè l’aggiornamento periodico della sicurezza del farmaco, che dovrebbe essere pubblicato nel 2018. Rimane il fatto che il documento riservato del produttore GSK del 2011 e le richieste dell’EMA avvengono molti anni dopo la messa in commercio (nel 2000). Se effettivamente esiste un legame con i disturbi dello spettro autistico, ormai i danni sono stati fatti.

Ma di vaccini non si deve parlare, è un tabù, come ha potuto constatare Report e non solo. Sigfrido Ranucci ha invitato i rappresentanti della medicina tradizionale Roberto Burioni e Walter Ricciardi, presidente del ISS, non ottenendone risposta. E chi si ostina a sollevare dubbi, si brucia. E’ successo appunto a Stefano Montanari, che ha dovuto rinunciare a parlare di vaccini a seguito di quelle che lui ha definito pesanti minacce e a Roberto Gava, Direttore del Servizio di Cardiologia del Poliambulatorio dell’Ospedale di Castelfranco Veneto, che ha subito addirittura la radiazione dall’Ordine dei medici. Ma lo stano atteggiamento di chiusura è riservato a qualsiasi cittadino che, responsabile della salute dei propri figli, prova a fare domande. Recentemente, in occasione della somministrazione come richiamo del vaccino esavalente e del vaccino trivalente a mia figlia, 6 anni, ho scritto più volte all’ASL e al Ministero chiedendo la possibilità di separare le due dosi, a distanza anche di una settimana, una forma di precauzione per evitare l’inevitabile “bombardamento”. Del resto lo stesso materiale informativo consegnato dall’ASL prima delle vaccinazioni parla, tra le controindicazioni del vaccino esavalente, di “malattie neurologiche gravi progressive“. Anche in questo caso nessuna risposta. Sempre al Ministero, ufficio stampa, ho scritto in qualità di giornalista per chiedere conferma del fatto che il ministero non si fosse appellato alla sentenza del Tribunale di Milano. Nessuna risposta. E’ chiaro che, se dalle istituzioni non arrivano risposte, la diffidenza non può che aumentare.

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