Augusto Minzolini, quelle immagini fanno rabbia

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Più di ogni altra cosa restano impresse quelle immagini. Baci, abbracci, pacche sulle spalle, gesti di vittoria, risate gioiose e lui, il senatore ed ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini, al centro, che si diverte e se la gode come un bambino che ha segnato il goal della vittoria. Ma cosa è successo per cotanto festeggiamento? E’ successo che Senatori di questa Repubblica hanno salvato Augusto Minzolini dalla decadenza, in quanto, condannato dalla Cassazione in via definitiva a 2 anni e 6 mesi di reclusione per peculato, doveva appunto decadere da senatore per effetto della legge Severino, così come del resto accaduto per Silvio Berlusconi. E invece la maggioranza dell’aula ha votato contro. E quando il tabellone ne ha certificato la vittoria, i senatori di Forza Italia sono corsi dal “compagno” di partito per festeggiare il risultato. La degenerazione di una classe politica sta tutta lì. Ora, poiché bisognerebbe ricordarsi quelle facce quando parlano di legalità in tv o sui giornali e, soprattutto, bisognerebbe ricordarsene quando si tornerà a votare (se, naturalmente, ci saranno le preferenze), vediamo in dettaglio chi lo ha salvato. A parte Forza Italia che, era scontato, ha votato compatta contro la decadenza, hanno votato contro anche 19 senatori del Pd e  alcuni della Lega, mentre altri 24 erano assenti (il non voto equivale a voto contrario).

Del Pd hanno votato contro 19 senatori, tra questi: l’ex ministro Stefania Giannini, la vice presidente del senato Rosa Maria Di Giorgi, Alessandro Maran, membro di diverse commissioni, l’ex tesoriere Ugo Sposetti, il giornalista ex vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. D’altronde il capogruppo Luigi Zanda aveva lasciato libertà di coscienza e l’hanno preso subito alla lettera. Eppure nel novembre 2013, in occasione del voto per la decadenza di Berlusconi, Zanda aveva assunto una posizione diversa: “il voto a favore della decadenza – aveva detto – non è una scelta politica ma un nostro dovere nei confronti della legalità”.

Ma i due nomi che fanno più scalpore sono quelli della giornalista anticamorra Rosaria Capacchione e del giuslavorista Pietro Ichino. Entrambi hanno spiegato le ragioni del loro voto contrario alla decadenza. Al di là di esse, condivisibili o meno (quelle di Capacchione sembrano per la verità un pò forzate), pesa sulla loro scelta la critica che anziché applicare la legge, che fa scattare appunto la decadenza in caso di condanna superiore a due anni, si sono lanciati in un’interpretazione personale della  stessa, una sorta di quarto grado di giudizio, arrogandosi un diritto che non hanno. La funzione e il ruolo delle Camere li ricorda il costituzionalista, ex Presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, che in un’intervista al Sole 24 Ore dice: “Questa (la Costituzione, ndr) infatti non dà alle Camere il potere di decidere liberamente, in base ad apprezzamenti discrezionali o politici, se dichiarare o meno l’esistenza di una causa sopravvenuta di ineleggibilità, e quindi di dichiarare o meno la decadenza del condannato, ma solo il potere-dovere di “giudicare”, sulla base della legge, se la causa di decadenza contestata sussista o non sussista”. E, ancora: “la delibera è contra legem: se il Parlamento ritenesse che una legge non debba essere applicata perché inopportuna, la dovrebbe modificare (sopprimendo così per tutti la causa di ineleggibilità e di decadenza), e non violarla nel caso concreto (e in modo discriminatorio)”.

Poi ci sono gli assenti in missione, quindi giustificati, che equivalgono a voto contro. Tra questi, molti nomi eccellenti: quattro ministri, Anna Finocchiaro, Marco Minniti, Roberta Pinotti e Valeria Fedeli,  il vice presidente della commissione Affari Costituzionali nonché funzionario di Polizia in aspettativa Claudio Fazzone, Linda Lanzillotta, l’ex presidente del consiglio Mario Monti, l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il vice ministro delle infrastrutture Riccardo Nencini, la pentastellata Paola Nugnes, il vice ministro Andrea Olivero, la scienziata Elena Cattaneo, l’archistar Renzo Piano. A questi si aggiungono gli assenti senza giusta causa: Vannino Chiti, Stefano Esposito, Miguel Gotor (ora MDP), Nicola Latorre

Ma hanno votato contro la decadenza anche i senatori della Lega, che in tv si riempiono la bocca parlando di legalità: Roberto Calderoli, il capogruppo Gian Marco Centinaio, il vice Stefano Candiani (il partito di Salvini aveva votato contro la decadenza anche dell’ex Cavaliere). E i soliti dinosauri della politica: Pier Ferdinando Casini, Altero Matteoli, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, l’ex ministro della difesa ed ex Scelta Civica Mario Mauro (nel 2013 il suo partito aveva votato compatto per la decadenza di Berlusconi), Gaetano Quagliariello, cosiddetto “saggio”.

Tra i nomi eccellenti che hanno invece votato a favore della decadenza: Sandro Bondi (che aveva votato contro la decadenza di Berlusconi), il solito Felice Casson, l’ex ministro Josefa Idem, il giornalista Corradino Mineo, la senatrice del Pd Laura Puppato.

Infine, vanno ricordati un paio di astensioni di rilevo: l’ormai ex giornalista Sergio Zavoli, alla quarta legislatura, e Karl Zeller di Svp-gruppo per le autonomie, che aveva votato a favore della decadenza del Caimano.

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