Ma a Roma c’è solo la Muraro?

foto-raggi-muraroPremesso, sono un simpatizzante del M5s e quindi non mi unisco alla folta schiera di detrattori che dicono non sono pronti, sono incompetenti, bla, bla, bla. C’è però una cosa che proprio non riesco a spiegarmi e cioè l’attaccamento morboso del sindaco Virginia Raggi all’assessore all’ambiente Paola Muraro, il volerla a tutti i costi, sfidando tutto e tutti, come se fosse l’unica persona sulla terra a saper gestire i rifiuti. Addirittura ritenendo che senza di lei o altra come lei “si va a casa”. Che sia competente non c’è dubbio, basta guardare il curriculum, ma l’idea che sia insostituibile mi pare francamente eccessiva. Già oltre dieci anni fa, quando faceva solo il comico, Beppe Grillo parlava di ambiente e seguiva le soluzioni innovative per la sostenibilità. E l’ambiente è stato un cavallo di battaglia dei meetup prima e del M5s dopo. Possibile che in tutti questi anni il movimento non si sia circondato di persone esperte in materia, al punto da doversi attaccare ad un assessore e tenerselo costi quel che costi anche se indagato? L’Italia (e anche Roma) è piena di esperti in materia, bastava fare una piccola ricerca o farsi consigliare da qualcuno. C’è per esempio Paolo Rabitti, ingegnere ed urbanista, consulente ambientale di cinque procure, esperto riconosciuto, anche dal movimento, che spesso lo ha ospitato nei meetup in giro per l’Italia a presentare il suo libro “Ecoballe”. C’è Raphael Rossi – solo per fare il nome di quello più famoso – l’ex manager della municipalizzata di Torino sotto processo per essersi opposto ad una tangente e chiamato in mezza Italia a risanare le aziende pubbliche dei rifiuti (è stato anche a Napoli all’inizio dell’era De Magistris). Oppure, vista la passione del sindaco per i magistrati o ex magistrati contabili, potevano chiedere per esempio a Gianfranco Amendola, per fare un altro nome famoso, magistrato (tra l’altro in pensione) che per tutta la sua carriera si è occupato di reati ambientali, istruendo 15.000 processi, che nel 1973 era già capo di gabinetto del ministro dell’ambiente e poi consulente delle Camere per la normativa ambientale e da magistrato ha condotto alcune inchieste, anche sulla discarica di Malagrotta. Si poteva chiedere ad Edo Ronchi, famoso ex ministro dell’ambiente, forse l’unico ministro competente in materia, padre del decreto omonimo e cioè la prima vera legge organica a tutela dell’ambiente, ancora in vigore. E poi ci sono i tanti ingegneri, avvocati ed esperti riconosciuti, che scrivono sulle riviste specializzate, nonché i dirigenti e funzionari regionali del settore (di esperti e onesti ce ne sono, anche a Roma), come quel funzionario che fu spostato ad altro ufficio per aver firmato una VIA (valutazione di impatto ambientale) che bloccava di fatto il progetto di costruzione del termovalorizzatore di Manlio Cerroni (il dominus dei rifiuti romani). Designare una personalità del genere sarebbe stato un bel gesto di discontinuità rispetto al passato. La cosa infatti più inspiegabile è che proprio i grillini, che vogliono fare piazza pulita di tutto il passato, loro che si pongono in discontinuità rispetto alla “politica” partitica con le sue incrostazioni, loro che hanno denunciato di più il sistema di Mafia Capitale, loro che hanno coraggiosamente detto no alle Olimpiadi (rinunciando anche all’inevitabile consenso elettorale) per evitare sprechi e corruzione, poi si affidano ad una signora che per oltre un decennio è stata consulente dell’AMA, l’azienda municipalizzata dei rifiuti, l’espressione del disastro nella gestione della monnezza. Come sta emergendo dalle carte delle inchieste su di lei, più che una consulente Muraro appariva come il vero vertice dell’azienda capitolina. Diverse, troppe circostanze raccontano di una vicinanza di Paola Muraro ai vertici di AMA, arrestati o sotto inchiesta a vario titolo. Non dimentichiamo poi le telefonate con Buzzi, personaggio chiave di Mafia Capitale, nonchè  i rapporti con Cerroni, il “re” dei rifiuti (anzi il “supremo”, come lo chiamavano i suoi collaboratori) che per 30 anni ha inghiottito i rifiuti di Roma nella sua discarica, impedendo impedendo lo sviluppo di una politica di recupero e riciclaggio. E non dimentichiamo qualche piccola bugia, come quando ha detto di non essere indagata e poi ammettere che lo era o quando ha scritto nel curriculum di essere consulente della procura di Napoli e non era vero. Insomma, ce ne sarebbe già abbastanza per far saltare dalla sedia pure un non grillino. Magari alla fine Paola Muraro ne uscirà “processualmente” pulita ma intanto i dubbi restano e sono grossi. Non averle chiesto di farsi da parte non è proprio una scelta di coerenza.

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